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Racz e Loyos: una giustizia... giusta?
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Comunicato di Primo Mastrantoni
24 marzo 2009 0:00
 
A proposito dei due rumeni Racz e Loyos, giorni fa scrivevamo:
"Hanno preso i rumeni sbagliati. Cosi' titolava qualche settimana fa un quotidiano nazionale. Questo Stato viaggia a due marce: una per i cittadini italiani l'altra per gli stranieri. L'italiano Franceschini, accusato di stupro la notte di Capodanno a Roma e' stato scarcerato. I rumeni Racz e Loyos non accusati dello stupro del parco della Caffarella (Roma) restano in carcere per calunnia e per l'accusa di un altro stupro, che e' da dimostrare. Se non ci fosse stata la prova del Dna e se in Italia esistesse la pena di morte probabilmente i due rumeni sarebbero stati condannati. Come si puo' avere fiducia nello Stato, nelle sue leggi e nell'applicazione delle stesse quando appare tale diversita' di comportamento in relazione alla nazionalita'? In quale mani e' messa uno dei beni piu' preziosi quale la liberta' personale?"
Il caso ci ricorda il fotografo Gino Girolimoni (1889-1961). Accusato di gravi delitti, fu additato come mostro dalla stampa. Successivamente scagionato, ne ebbe comunque la vita sconvolta. La sua vicenda rappresenta un caso emblematico degli effetti perversi sulla pubblica opinione di una campagna giornalistica pilotata e aprioristicamente accusatoria. In futuro, riusciranno i nostri giornalisti ad evitare di gettarsi sul mostro di turno? Riusciranno le nostre forze dell'ordine a fare il proprio mestiere? Riuscira' la magistratura a valutare i fatti senza lasciarsi fuorviare dalle opinioni? Infine, chi risarcira' i due?
 
 
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