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Razzismo in UE contro le persone di colore è 'diffuso e radicato'. Indagine UE
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Articolo di Agenzia UE per i Diritti Fondamentali
28 novembre 2018 16:01
 
 Essere di colore nell’UE spesso comporta l’esposizione a razzismo, condizioni abitative precarie e posti di lavoro scadenti. Secondo le conclusioni di un’importante indagine periodica dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali, le persone di colore nell’UE si trovano ad affrontare difficoltà inaccettabili semplicemente per trovare un posto dove vivere o per ottenere un lavoro decente. Anche le molestie di stampo razzista continuano a essere troppo frequenti.
«Nel 21° secolo non vi sono scuse per la discriminazione razziale. Tuttavia, le persone di colore nell’UE continuano ancor oggi a essere vittime di molestie e discriminazioni diffuse e inaccettabili, semplicemente a causa del colore della pelle», afferma il direttore della FRA Michael O’Flaherty. «Dobbiamo sradicare questo fenomeno una volta per tutte. A tal fine, gli Stati membri necessitano di politiche e leggi efficaci e mirate, per garantire che le persone di colore siano integrate a tutti gli effetti nella nostra società».
La relazione Essere di colore nell’UE (Being Black in the EU) evidenzia le numerose sfide che le persone di colore si trovano ad affrontare nell’UE.
Si considerino le molestie razziali: il 30 % degli intervistati dichiara di averne subite negli ultimi cinque anni e il 5 % di avere subito aggressioni fisiche. Gli Stati membri devono pertanto compiere maggiori sforzi per meglio sostenere le vittime del razzismo e perseguire adeguatamente i responsabili.
Anche la discriminazione razziale rimane problematica. All’incirca un quarto delle persone di colore ha subito discriminazioni razziali al lavoro o nella ricerca di un’occupazione. Quelle in giovane età sono particolarmente vulnerabili; in alcuni paesi, fino al 76 % di esse non svolge alcuna attività, né segue programmi d’istruzione o formazione, rispetto all’8 % della popolazione generale. Gli Stati membri dovrebbero pertanto concepire misure mirate per contrastare tale discriminazione, tra cui audit sulla diversità nei luoghi di lavoro e campagne di assunzione nel settore pubblico per/tra le persone di colore.
Un altro problema è quello degli alloggi: il 14 % degli intervistati afferma che i proprietari privati non intendono affittare alle persone di colore. Ciò appare particolarmente problematico, in quanto soltanto il 15 % di costoro possiede beni immobili, rispetto al 70 % della popolazione generale dell’UE. In aggiunta, il 45 % vive in alloggi sovraffollati rispetto al 17 % della popolazione generale, un dato che evidenzia la necessità che gli Stati membri migliorino la qualità degli alloggi ed eliminino l’esclusione abitativa.
Anche la profilazione discriminatoria nei fermi di polizia è un problema: il 24 % degli intervistati è stato fermato dalla polizia negli ultimi cinque anni. Il 41 % di costoro ha ritenuto che il fermo costituisse una profilazione razziale, il che mina la fiducia nella polizia e nelle relazioni con la comunità. Per ovviare al problema, gli Stati membri dovrebbero elaborare linee guida pratiche, specifiche per gli agenti di polizia, in modo tale da evitare la pratica illecita della profilazione; a questo proposito la FRA pubblicherà una guida su come 2 evitare tale pratica il 5 dicembre. Anche le linee guida sulla polizia di prossimità possono rivelarsi di aiuto.
Questa relazione esamina le esperienze di quasi 6 000 persone di colore in 12 Stati membri dell’UE, nel quadro della Seconda indagine su minoranze e discriminazioni nell’Unione europea. In tale ambito sono state raccolte informazioni relativamente a 25 500 persone con un passato di migrazione o appartenenti a minoranze etniche, tra cui rom e russi, in tutti e 28 gli Stati membri dell’UE, basandosi sulla prima indagine di questo tipo condotta nel 2008.
 
 
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