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Primo gennaio 2019: come un augurio
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Articolo di Annapaola Laldi
2 gennaio 2019 0:01
 
 Per fare gli auguri per il 2019 non mi è riuscito trovare notizia migliore e più confortante del “culto infinito” che si sta celebrando nella chiesa protestante di Bethel all’Aja, nei Paesi Bassi dal 26 ottobre 2018.
Dalle 13:30 di quel giorno, infatti, si tiene nella chiesa un culto dopo l’altro, giorno e notte, per proteggere dall’espulsione una famiglia armena perseguitata politicamente nel suo Paese e arrivata otto anni fa nei Paesi Bassi, dove sono cresciuti i tre figli che oggi hanno 15, 19 e 21 anni, che studiano con profitto e ormai sanno meglio il nederlandese dell’armeno. Ma adesso, appunto dopo otto lunghi anni, decisivi per la formazione e l’equilibrio dei ragazzi, il Governo olandese ha emanato un decreto di espulsione, perché, secondo le sue informazioni, in Armenia non c’è più alcun pericolo per questa famiglia.
E il fatto che specialmente i giovani non abbiano più alcun legame con il loro Paese d’origine e sia uno sradicamento molto pericoloso per la loro salute soprattutto mentale allontanarli dai Paesi Bassi non sembra turbare affatto, almeno per ora, i burocrati olandesi. I quali insistono in questa che è una inutile, stupida, cattiveria.
La famiglia Tamrazyan, che frequentava già da molto tempo una chiesa protestante dei dintorni, adesso se ne sta lì, nei locali della chiesa che ha intrapreso questa singolare forma di resistenza attiva nonviolenta; assiste in parte ai culti e in parte si riposa e si rifocilla nelle stanze attigue al luogo di culto. Incontra, anche, le persone che partecipano ai culti, stringe ulteriori legami di amicizia e di riconoscenza. I figli seguono dei corsi appositi, organizzati dalla Chiesa, visto che non possono recarsi a scuola. Perché la famiglia è protetta dall’arresto finché sta all’interno della chiesa. Questo per effetto di una legge (provvidenziale) che impedisce alla polizia di entrare “nei luoghi destinati  a riunioni religiose, o riflessive, di natura filosofica, durante le cerimonie o le riflessioni”.
L’idea di usare questa legge per proteggere la famiglia Tamrazyan è venuta al pastore Theo Ettema che è presidente del Consiglio generale della Chiesa protestante olandese. Lo scopo dichiarato è quello di prendere tempo per portare il Governo a una riflessione più approfondita della questione, soprattutto in considerazione dei diritti e del rispetto di bambini, ragazzi e giovani. Intanto è partita una petizione  di supporto che, alla metà di dicembre, avrebbe raggiunto 250.000 adesioni di cittadini olandesi. In essa si chiede che il Governo conceda alla famiglia un permesso di soggiorno illimitato.
Secondo un’informazione data  dal “Culto evangelico” (Radio Rai 1) del 30 dicembre la maratona olandese era arrivata al suo settantaseiesimo giorno.
 
L’augurio di quest’anno è dunque duplice: da un lato, si rivolge al successo di questa iniziativa straordinaria e, quindi, alla riconsiderazione delle norme di espulsione nei Paesi Bassi e in ogni altro Paese, compreso il nostro, soprattutto quando esse si rivolgono a bambini, ragazzi, giovani che sono cresciuti nel paese ospitante, ne hanno imparato la lingua, si sono inseriti nella sua cultura.
Dall’altro, auguro a me e a tutte le persone che hanno cuore e cervello in attività di usarli per scoprire che la sicurezza vera della società si basa sul rispetto reciproco della dignità delle persone, sulla loro accoglienza, se in difficoltà, e non, certo, sulle minacce e sulla paura. Questo saggio e fattivo uso di cuore e cervello sarà anche un buon esempio, come sta accadendo nei Paesi Bassi, per portare a un ripensamento di almero una parte dei nostri conterranei che si sono lasciati sopraffare dalla paura, la quale, a ben vedere, molto spesso non ha una vera ragione di esistere.
 
 
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