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Patto mondiale sulle migrazioni. Le manipolazioni dell'informazione
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Articolo di Redazione
10 dicembre 2018 18:57
 
  La furia della disinformazione a proposito del (Global Compact for Migration) Patto Mondiale sulle migrazioni sicure, ordinate e regolari, dimostra tragicamente la potenza dell’informazione-tossica. Il governo del Belgio di Charles Michel non è sopravvissuto. Si tratta di una vera e propria campagna mefitica che è stata portata avanti contro questa iniziativa da parte di una coalizione di movimenti radicali, nazionalisti ed illiberali.
Questo patto è stato approvato dagli Stati, il 10 dicembre, nell’ambito di una conferenza internazionale a Marrakech (Marocco), prima di un voto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, probabilmente il 19 dicembre. Si tratta di un primo documento globale dell’ONU in materia. Anche se non è vincolante, il suo simbolismo è importante.
“Un patto con il diavolo”
Solo due terzi dei 190 Paesi che avevano approvato il documento, hanno confermato la loro presenza a Marrakech. La frattura passa in seno all’Unione Europea. L’Italia, l’Austria, la Bulgaria, l’Ungheria, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l’Estonia e la Lettonia non si sono presentati all’incontro. La cancelliera tedesca Angela Merkel ci sarà dopo una burrascosa approvazione da parte del Bundestag, così come i capi dei governi spagnolo, greco e portoghese. La Francia è rappresentata dal segretario di Stato agli Affari Esteri, Jean-Baptiste Lemoune.
Dopo aver ricevuto il sostegno di Emmanuel Macron durante il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a settembre, l’accordo è diventato dopo alcuni giorni oggetto di una nauseabonda strumentalizzazione nonché di caricature tra le più grottesche. L’ex-consigliere di Donald Trump, Steve Bannon, tutto preso dal suo progetto di distruzione dell’UE, accusa il presidente francese di aver concluso un “patto con il diavolo per trasformare il mondo in un grande squat (casa occupata da senzatetto)”.
Marine Le Pen non ha perso tempo nel fare un collegamento tra il movimento dei “gilets juanes”, accusando il governo di “organizzare l’immigrazione” a svantaggio dei lavoratori salariati e del potere d’acquisto. Sui social media una grande nebulosa si è infiammata, denunciando la messa sotto tutela della Francia da parte dell’ONU e l’arrivo di milioni di migranti.
Sfidando la realtà dei fatti, queste argomentazioni sono più o meno quelle dell’amministrazione americana quando denuncia un patto “che vuol far avanzare la governance mondiale a spese dei diritti sovrani degli Stati”. Se Donald Trump è fino ad oggi il solo ad essersi ritirato dall’accordo di Parigi sul clima, altro simbolo di questo multilateralismo che lui odia, bisogna riconoscere che la sua campagna contro questo patto è stata più efficace.
Un vortice di fantasie
La paura suscitata attraverso le migrazioni è da temere, soprattutto quando è attizzata da una campagna sistematica condotta dagli xenofobi e gli identitari di ogni tipo. Il patto, come ogni risoluzione votata dall’Assemblea generale dell’ONU, non pretende di imporre qualcosa ai firmatari rispetto alle loro politiche migratorie. Si contenta di elencare ventitré obiettivi di cooperazione, di ambizioni comuni e di responsabilità condivise. Di conseguenza, la lotta “contro gli aspetti negativi e i problemi strutturali che spingono le persone ad abbandonare i propri Paesi d’origine”. Il documento ricorda anche ai Paesi d’origine dei migranti i loro doveri di prevenzione sulle partenze e i rimpatri.
Alcuni cercano di portare questi principi di buon senso in un vortice di fantasie, rifiutando di guardare in faccia una realtà che è davanti ai nostri occhi e che noi non siamo in grado di regolamentare se erigiamo dei muri o inventiamo dei capri espiatori.

(Editoriale del quotidiano Le Monde pubblicato il 10/12/2018)
 
 
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