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Nave Diciotti, Garante dei detenuti: è una privazione di libertà. UE a Italia: valgono regole, non minacce
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Articolo di Redazione
24 agosto 2018 11:46
 
A bordo della Diciotti c'e' una "situazione molto critica rispetto alla tutela dei diritti fondamentali delle persone coinvolte e che puo' esporre il Paese al rischio di condanne in sede internazionale". A cominciare dalla "privazione della liberta' de facto dei migranti". E' quanto ribadisce il Garante dei detenuti, Mauro Palma, nell'informativa inviata alle procure di Agrigento e di Catania all'indomani della visita di una delegazione dell'Autorita' sull'imbarcazione. Visita durante la quale la delegazione stessa ha avuto colloqui con il comandante Massimo Kothmeir, con alcuni membri dell'equipaggio, il personale di Intersos e del Cisom e con diversi dei 150 migranti. "La situazione di perdurante privazione della liberta' - scrive Palma - che a parere di questo Garante e' fuori dallo schema di legalita' che il nostro ordinamento prevede, e' corroborata da tutta una serie di elementi di fatto". In particolare, "alle persone non e' consentito scendere dall'imbarcazione malgrado non vi sia alcun atto motivato di limitazione della liberta' personale disposto nei loro confronti da parte della competente autorita', ne' alcuna apparente ragione pratica di impedimento"; sono presenti "un dispositivo di vigilanza interna composto da squadre di quattro membri dell'equipaggio, di cui uno armato, che alternandosi sorvegliano costantemente il ponte ove sono alloggiati i migranti" e "un nucleo di forze di polizia armato appostato sulla banchina ai piedi della scaletta di accesso al vascello"; "sul ponte funziona un sistema di videosorveglianza che rende visibile dalla plancia di comando ogni area della zona di vita dei migranti"; "in osservanza alle procedure relative alle attivita' di search and rescue nel momento della salita a bordo nella nave ai migranti soccorsi, insieme agli effetti personali, sono stati requisiti i cellulari (non ancora restituiti fino a quando era in corso la visita del Garante, ndr), circostanza che chiaramente impedisce la loro capacita' di comunicazione con l'esterno, inclusa la possibilita' di mettersi in contatto con i propri familiari e affetti". 

 "Le minacce non aiutano a trovare le soluzioni". Lo hanno detto i portavoce della Commissione Europea al briefing di mezzogiorno rispondendo alle domande dei giornalisti sul caso Diciotti, mentre è in corso a Bruxelles la riunione fra gli sherpa di 12 paesi, fra cui l'Italia, per trovare una soluzione durevole alla questione degli sbarchi dei migranti. "La commissione lavora intensamente per trovare una soluzione per la Diciotti" -hanno detto i portavoce - "in Europa le minacce non servono a niente, l'unico modo di risolvere questioni in Europa è lavorare insieme in maniera costruttiva. Sono gli stati membri che devono trovare una soluzione e la commissione li aiuta a trovare un terreno comune. Lo facciamo sempre e anche in questo caso concreto". La riunione degli sherpa è "un meeting informale, non è un incontro in cui verranno prese decisioni ma in cui si cercheranno soluzioni", hanno precisato i portavoce, spiegando che si tratta di trovare "una soluzione, durevole e strutturale" alla questione dei migranti, ma "non è un incontro specifico sul caso Diciotti". Infine alle domande su cosa dovesse succedere se l'Italia dovesse interrompere il pagamento dei contributi Ue, il portavoce ha risposto che una cosa del genere "non è mai accaduta sinora". 

"La politica trovi altre strade per raggiungere i suoi scopi e salvaguardi sempre la dignità di ogni essere umano". Lo chiede il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, in un post su Facebook dedicato ai migranti bloccati sulla nave Diciotti nel porto di Catania, in cui ricorda che "la salute di ogni essere umano presente sul suolo italiano è tutelata dall'art. 32 della Costituzione". La "salute - precisa - che non significa, come ci insegna l'Organizzazione mondiale della Sanità, solo assenza di malattia, ma benessere psico-fisico". Per Anelli sono "angoscianti e inquietanti le immagini oggi riportate su 'Avvenire', relative ad uomini e donne stesi sui cartoni del ponte di una nave militare, che per convenzione e norma è suolo italiano. E' veramente desolante assistere ad una simile visione per una nazione che si definisce civile e lascia degli esseri umani in tali condizioni".

Le associazioni del Tavolo Asilo chiedono "con urgenza al governo italiano di autorizzare lo sbarco delle 150 persone ancora a bordo della nave Diciotti". In particolare, in una nota a firma di A Buon Diritto, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Caritas Italiana, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, CIR, Comunità di S.Egidio, CNCA, Emergency, Médecins du Monde Missione Italia, Mediterranean Hope (FCEI), MEDU, Oxfam Italia, Save The Children, Senza Confine, si sottolinea che "i migranti soccorsi dalla nave italiana senza ulteriori indugi devono essere messi in condizione di ricevere assistenza adeguata e di beneficiare di tutte le garanzie definite dalla nostra Costituzione, dalla normativa nazionale, comunitaria e dalle convenzioni internazionali, a prescindere dai tempi e dagli esiti della contrattazione politica tra gli Stati europei". "Le risposte dell'Unione europea alla gestione dei flussi migratori, compresi quelli dei minorenni, nel Mediterraneo deve essere richiesta nelle opportune sedi e non attraverso il trattenimento illegale di persone a bordo di una nave", conclude la nota. 
 
 
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