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Le migrazioni motori dell'economia
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Articolo di Redazione
24 gennaio 2018 11:17
 
 Attraverso la storia, le migrazioni costituiscono uno dei principali motori della crescita: l'attività economica non ha necessariamente luogo dove vive la popolazione, e la ricerca di migliori opportunita’ spinge milioni di individui a scappare dalla poverta’ avvicinandosi nei luoghi piu’ dinamici. Gli attuali movimenti di popolazione sono di un’ampiezza senza precedenti nella storia dell’umanita’. Ma i migranti che attraversano il Mediterraneo mettendo in pericolo la loro vita, non sono altro che una parte molto piccola di questi movimenti: la parte determinante passa all’interno di ogni Paese, in particolare in Cina, o in Africa. Li’, delle popolazioni rurali scappano dalla miseria venendo a cercare lavoro nelle grandi citta’, dove lo stesso lavoro cresce, Abbandonando un’attivita’ agricola molto poco produttiva per gli usi industriali, ogni migrante produce prima di tutto delle risorse; anche se lo fa in condizioni di lavoro e di vita talvolta terribili, questo esodo rurale contribuisce fortemente, in Paesi ancora in via di sviluppo, alla crescita economica. E contribuisce ugualmente all’urbanizzazione del Pianeta. Oggi, un po’ piu’ della meta’ della popolazione mondiale vive in zone urbane, ma si stima che nel 2050 sara’ cosi’ per i due terzi.
Come considerare questi cambiamenti? Per comprenderle, bisogna interrogarsi sulla ripartizione degli spazi nell’ambito dell’attivita’ economica, i suoi aspetti determinanti e la sua evoluzione. Bisogna prima di tutto comprendere come si sviluppano le citta’. Sempre più lavori accademici fanno un'analisi storica, a volte di tempi lunghi, con dati statistici sempre più raffinati e dettagliati. Un articolo recente ha fatto una notevole chiarezza su queste questioni (1). Gli autori analizzano la localizzazione dell’attivita’ economica ad un livello molto particolarizzato, a partire dalla misura della luce emessa di notte, misurata grazie ad osservazioni satellitari in tutto il mondo, divisa in 240.000 casi identici. Questo livello di dettaglio permette in particolare di valutare l’importanza rispettiva di due determinanti geografiche della crescita delle citta’: da un lato la vicinanza con risorse agricole abbondanti, necessarie per alimentare la popolazione urbana; dall’altra un accesso alle vie marittime o fluviali, che facilitano l’esportazione delle risorse prodotte localmente, e l’importazione del resto.
L’analisi delle luci della notte porta ad un apparente paradosso: mentre l’agricoltura rappresenta una parte molto debole del PIL nei Paesi sviluppati, la vicinanza con le risorse agricole spiega molto meglio la dimensione delle citta’ con questi Paesi e con i Paesi in via di sviluppo. In questi ultimi, l’agricoltura continua a coinvolgere una parte importante della popolazione attiva, e determina quindi una situazione favorevole al commercio, contribuendo maggiormente alla dimensione delle citta’. Se la geografia presenta un tale enigma, bisogna rivolgersi verso la storia. E questo perche' le citta’ dei Paesi ricchi si sono sviluppate in un’epoca dove i costi dei trasporti erano molto importanti, fatto che dava un elevato valore alle risorse agricole locali. Venezia, che ha costruito la sua potenza sul commercio, costituisce una notevole eccezione. La recente forte crescita dei Paesi in via di sviluppo, con la rapida urbanizzazione che vi e’ associata, si sviluppa in un contesto dove il trasporto, compreso quello intercontinentale, e’ molto meno costoso che in precedenza: le grandi citta’ si sviluppano sulle zone costiere, vicine ad importanti porti del commercio marittimo.
Se si fa questa ipotesi, quali conclusioni per le politiche di sviluppo urbano? Questa domanda e’ particolarmente pertinente per l’Africa e l’Asia, dove le popolazioni, ancora in maggioranza rurali, costituiscono una “riserva” importante per la crescita delle citta’. Pertanto, le politiche attuali cercano spesso di incoraggiare, essenzialmente grazie ad infrastrutture viarie e ferroviarie, lo sviluppo delle citta’ interne. Tali politiche sembrano più ispirate alla storia europea. Nel momento in cui i Paesi sono sempre piu’ inseriti nel commercio internazionale, questa storia non e’ piu’ pertinente. Nel prossimo futuro, sono le migrazioni verso le citta’ costiere che potranno alimentare la crescita economica; e’ piu’ importante star dietro queste migrazioni che non seguire quanto sostiene Alphonse Allais, che preconizza di “costruire le citta’ in campagna”.

(1) «The Global Spatial Distribution of Economic Activity : Nature, History, and the Role of Trade», a cura di J. Vernon Henderson, Tim Squires, Adam Sroreygard, David Weil, The Quarterly Journal of Economics.

(articolo di Pierre-Yves Geoffard pubblicato sul quotidiano Libération del 23/01/2018)
 
 
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