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La fondazione Soros lascia l’Ungheria. Come e perche’ e’ stata costretta
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Articolo di Redazione
15 maggio 2018 18:24
 
 La decisione era attesa, ma non cosi’ velocemente. Ad aprile, nei loro uffici nel centro di Budapest, il portavoce della fondazione Open Society, Daniel Makonnen, aveva evocato la possibilita’ di un abbandono dell’Ungheria. “Bisogna che ci sia una situazione molto grave se pensiamo di abbandonare il Paese. Siamo in Ungheria da venti anni e siano nati per aiutare la transizione dal regime sovietico verso la democrazia. Al di la’ della nostra organizzazione, e’ il futuro di numerose piccole associazioni e ONG ungheresi che e’ minacciato se noi dovremo lasciare il Paese”.
Non c’e’ voluto molto. Dopo poco piu’ di un mese dalla sua vittoria alle legislative dell’8 aprile, il primo ministro, Vktor Orbàn, e’ riuscito a far fuggire uno dei maggiori e grandi organismi caritatevoli del Paese: la fondazione Open Society del miliardario americano-ungherese Georges Soros sposta il suo ufficio a Berlino “in virtu’ del contesto politico e legislativo sempre piu’ repressivo in Ungheria, ha spiegato il 15 maggio il portavoce dell’organizzazione. Open Society continuera’ a sostenere finanziariamente le ONG ungheresi, ma da Berlino”.
Molestie mirate
La fondazione da’, sotto forma di borse, tra i 4 e 5 milioni di dollari all’anno a 50 ONG nei Paesi dell’Europa centrale, quattro delle quali danno aiuto ai rifugiati, attraverso corsi di lingua e sostegno psicologico. Il primo ministro Orbàn ha lui stesso approfittato di una borsa di studio della fondazione Soros quando era più giovane.
La partenza di Open Society dall’Ungheria e’ il risultato di due anni di campagna aggressiva di discredito da parte del governo e da parte della maggioranza, la Fidesz. Campagna che sarebbe costata piu’ di 100 milioni di euro di fondi pubblici, fa sapere la fondazione in un comunicato, con la produzione di "manifesti di propaganda, evocando immagini antisemite della Seconda Guerra Mondiale”, nonché l’organizzazione di una consultazione nazionale per l’attacco a George Soros e altre organizzazioni di difesa dei diritti umani in Ungheria.
Questa campagna si e’ intensificata durante la campagna elettorale per le legislative. Qualche giorno prima delle elezioni dell’8 aprile, dei manifesti che facevano appello a votare per Fidesz mostravano il miliardario americano-ungherese tutto sorridente, con intorno i capi dei partiti di opposizione. Ognuno di questi aveva un’enorme cesoia in mano con accanto una scritta che diceva “distruggeranno la barriera insieme”. Questa barriera e’ stata costruita dal governo nel 2015 alla frontiera con la Serbia per impedire ai migranti di passarla ed e’ diventata un elemento di distinzione della politica di Viktor Orbàan.
“2000 mercenari”
Allo stesso tempo, dei documenti di persone vicine alla Open Society Foundation, presi a loro insaputa, sono trapelati nella stampa pro-Fidesz. Risultati di montaggi audio, lasciavano intendere che l’organizzazione internazionale lavorava per far entrare dei migranti illegali in Ungheria al fine di destabilizzare il Paese.
Nel contempo, Orbàn, in un discorso a fine marzo, aveva dichiarato che questi documenti mostravano come Soros avesse impiegato “2000 mercenari” in Ungheria e che lui avrebbe dovuto dare loro la caccia.
Poco dopo i risultati delle elezioni, dove Fidesz ha ottenuto una larga maggioranza, alcuni media filo-governativi hanno pubblicato una lista di questi presunti “mercenari”, includendovi dei dipendenti di ONG di difesa dei diritti umani come Amnesty International o il Comitato Helsinky ungherese, nonche’ alcuni giornalisti e professori universitari.
Le minacce proferite dal primo ministro dovrebbero trovare un sbocco esecutivo dal 1 luglio, in occasione del voto sulla legge cosiddetta “Stop Soros”, che minaccia un gran numero di ONG nel Paese. La legge prevede l’obbligo di una licenza da parte del ministero degli Interni per poter fare attivita’ in Ungheria. Il via libera dara’ concesso dopo l’approvazione da parte dei servizi segreti civili e militari.
Ulteriore conseguenza; tutti i finanziamenti stranieri per l’aiuto ai rifugiati e ai migranti, saranno tassati del 25%, anche i fondi dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite. Proventi fiscali che dovrebbero servire, secondo il governo, a rafforzare la barriera alla frontiera serba.
Non e’ la prima offensiva legislativa contro le ONG. Da giugno del 2017, Fidesz costringe tutte le organizzazioni che ricevono finanziamenti dall’estero a dirlo al governo ed a mettere la dizione “finanziato da un’istituzione straniera” su tutti i loro documenti. Una dizione che diventa peggio di quanto gia’ possa esserlo in sé grazie alla retorica del governo.
La fondazione di George Soros rivendica di aver dispensato piu’ di 400 milioni di euro coi programmi caritatevoli in Ungheria da dopo la sua creazione nel 1984.

(articolo di Aude Massiot, pubblicato sul quotidiano Libération del 15/05/2018)
 
 
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