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Edgar Morin et Alain Touraine: due militanti
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Articolo di Redazione
4 febbraio 2019 11:25
 
Edgar Morin ha 97 anni, Alain Touraine ne ha 93. Sono amici, anche se non si vedono spesso. Vecchi? Sicuramente. Hanno diviso insieme le diverse avversità della loro vita. Uno sente male, l’altro ha problemi di deambulazione. Ma entrambi sono impressionanti per la loro vitalità. Quando si mettono a parlare o a dialogare, c’é sempre qualcosa di inascoltato che emerge, contorniato da una collera sempre tale di fronte “alla vergogna di ciò che sta accadendo nel Mediterraneo”, ma anche con questa evidenza dell’impegno.
Edgar Morin è dunque anziano da alcuni anni. Quello che fa di lui un convinto resistente: dal 1942, è entrato nella resistenza comunista. Sociologo, filosofo, membro del Partito Comunista Francese, vi si impegnerà prima di essere espulso nel 1951. Ma mai si è fermato nel proprio impegno, in particolare nella lotta contro la decolonizzazione.
Alain Touraine, anche lui sociologo, impegnato, è stato molto impegnato nelle iniziative sociali e nei corrispettivi nuovi movimenti, sviluppando un metodo sociologico di intervento. I due si sono seguiti a vicenda, apprezzati, leggendosi come due compagni che si osservano. Quando Edgar Morin, negli anni 60, è nei guai con la sua istituzione, il CNRS nella fattispecie, Alain Touraine sarà un dei grandi nomi che pubblicamente lo difendono.
Lo scorso autunno sono stati sollecitati. In pratica, spaventati da ciò che accade per i migranti nel Mediterraneo, alcuni intellettuali come il professor Alexis Nouss, professore di letteratura generale, Veronique Nahoum-Grappe, antropologa e figlia di Edgar Morin, o il sociologo Philippe Bataille, ma anche qualche umanista, hanno intenzione di reagire. Ed hanno cominciato a discutere sul progetto di una lista da presentare alle elezioni europee. “Intorno al migrante che è un soggetto politico diventato centrale, occorrerebbe impegnarsi per un nuovo progetto democratico”, ci spiega Jean-François Corty, ex-direttore di Médecins du monde. “Con i più poveri, i senzatetto, gli esclusi, sono gli stessi valori della solidarietà che sono in gioco”. Edgar Morin si mostra interessato, ed anche Alaine Touraine. Ed entrambi si dicono entusiasti di dibattere insieme sulla questione.
E quella sera, nei locali un po’ bui della Maison des sciences de l’homme, nel VI arrondissement di Parigi, si ritrovano. Si scambiano le novità, si ascoltano vicendevolmente con attenzione. Poi dibattono fra loro. Alain Tourraine si stupisce, talvolta, quando percepisce di essere in disaccordo con Edgar Morin, esternando più disagio rispetto a lui. L’idea di una lista per una Europa migrante e solidale? Ha già un piccolo futuro. Diversi fatti sono accaduti, il movimento dei gilets jaunes, ma anche questa Brexit che “slitta”, la gangrena del populismo e infine il suicidio fatiscente della sinistra. “Il movimento per presentare le proprie idee è vivace e continuo”, insiste, dal suo lato, il professor Alexis Nouss.
Dopo due ore di scambi, Edgar Morin e Alain Touraine si fermano, si salutano rapidamente come lo si fa sulla soglia di una porta, poi si dileguano con passo esitante, e come degli impressionanti albatros che conducono battaglie, passate e future, continuano a unire.

(articolo di Eric Favereau, pubblicato sul quotidiano Libération del 04/02/2019)
 
 
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