testata ADUC
Arrivano le Unioni Civili degli europei. Riflessioni sulla nuova normativa
Scarica e stampa il PDF
Articolo di Claudia Moretti
1 aprile 2007 0:00
 
Il decreto legislativo 8 Febbraio 2007 ha attuato una direttiva che raccoglie la normativa europea sul diritto di circolazione e soggiorno dei cittadini UE e dei loro familiari.
Non vorremmo fare il resoconto o il riassunto del decreto, ma solo dare sinteticamente conto delle novita' principali e soffermarci a riflettere sulla portata dell'inclusione fra i familiari del cittadino UE avente diritto al soggiorno, anche il proprio convivente con il quale si e' "unito" civilmente.
In breve:
1. La normativa abolisce il permesso e la carta di soggiorno per il cittadino comunitario, lasciandone l'obbligo solo per i suoi familiari extracomunitari, che continuano a doverla richiedere, almeno fino a quando non avra' acquisito il diritto al soggiorno permanente (punto 4).
2. I cittadini comunitari hanno il diritto al soggiorno per soggiornare piu' di tre mesi . Tale diritto e' subordinato all'iscrizione anagrafica, alla presentazione della dichiarazione di attivita' lavorativa autonoma o subordinata, di formazione professionale o di studio, ovvero alla prova che dispone di risorse economiche sufficienti.
3. Il diritto al soggiorno e' condizionato all'assicurazione sanitaria per non divenire un onere a carico dell'assistenza sociale dello Stato membro ospitante.
4. Il cittadino UE e i suoi familiari acquistano il diritto al soggiorno permanente se risiedono legalmente nel Paese membro ospitante per un periodo ininterrotto di cinque anni. Tale diritto si perde solo in caso di un'assenza consecutiva di due anni dal nostro territorio.
Altre disposizioni sono dettate in materia di allontanamento e di perdita o conservazione dei diritti da parte dei familiari, in caso di morte o separazione/divorzio o partenza del cittadino UE.
Le unioni civile registrate
E' stata introdotta una norma fino ad oggi inesistente, quella che riconosce come familiare a tutti gli effetti (art. 2 comma 2) "il partner che abbia contratto con il cittadino dell'Unione un'unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari l'unione registrata al matrimonio e nel rispetto delle condizioni previste dalla pertinente legislazione dello Stato membro ospitante".
Ancora una volta arriva dall'Europa cio' che non siamo in grado di fare da soli: riconoscere l'esistenza di nuova tipologia di famiglia non fondata bensi' equiparata al matrimonio. I problemi e gli equilibri politici di maggioranza, il rapporto fra le dirigenze partitiche e i dictat del Vaticano, non trovano spazio nei confronti del cittadino europeo che vive in Paesi piu' laici e meno bacchettoni del nostro. Insomma, mentre il dibattito stagna e i governi cadono, zitti zitti i pacs, dico, unioni, o com'altro si vogliano chiamare, si infilano nella legislazione Italiana che non puo' non tenerne conto e riconoscerli a tutti gli effetti per coloro che li hanno scelti e formalizzati nel Paese di provenienza.
Tutto cio' avra', ci auguriamo, la sperata influenza di svecchiare le gerarchie conservatrici che ci governano, e quella di abituarci a convivere con gli europei che hanno status giuridici e diritti che noi non abbiamo.
Dopo le invasioni barbariche, a Roma convivevano nelle stesse strade diverse popolazioni (barbari e cittadini dell'impero) con un regime giuridico personale proprio di ciascun popolo. Mentre la donna romana poteva vivere da libera ed avere la sua autonomia e indipendenza, la cittadina proveniente dai Paesi nordici invasori, ancora era soggetta alle regole del clan familiare di natura patriarcale. Grazie a questa compresenza di diritti e di status giuridici diversi, la civilta' si e' evoluta, i barbari da invasori sono pian piano divenuti invasi della cultura, della civilta' e tradizione romana, che ancora oggi permea di se' il diritto civile di tutta e Europa.
Allo stesso modo, conviviamo oggi con gli europei e siamo obbligati non solo a rispettarne i costumi e le leggi, ma a modificare e armonizzare il nostro diritto interno affinche' detti costumi siano attuati e protetti.
Sara' inevitabile -ed e' la nostra speranza- che prima o poi chi gode di limitazioni giuridiche o ha anche solo una possibilita' in meno rispetto al proprio dirimpettaio, che si chieda: perche' lui si' ed io no?
 
 
ARTICOLI IN EVIDENZA
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori