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 U.E. - U.E. - Rapporto Ocse: numero clandestini in Italia sotto la media occidentale; illegalita' diffusa stimola lavoro nero
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30 giugno 2009 0:00
 
40% CRESCITA OCCUPAZIONE GRAZIE A LAVORO IMMIGRATI - Particolarmente significativo il contributo del lavoro degli immigrati nella crescita occupazionale dei Paesi Ocse. In Italia, Spagna, Austria e Danimarca, infatti, le stime rivelano che il 40% dell'aumento di posti di lavoro e' dipeso dall'impiego di immigrati.
Secondo il rapporto 2009 dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo), dedicato al fenomeno dell'immigrazione, negli ultimi 5 anni l'area degli Stati membri ha registrato una crescita occupazionale sostenuta, con la creazione di oltre 30 milioni di posti di lavoro tra il 2003 e il 2007 (20 milioni in Europa). Nel corso di questo periodo, la crescita annuale ha segnato un aumento dell'1,5% (2,5% in Europa), mentre la disoccupazione e' diminuita dal 6,9% al 5,6% (dal 9,1% al 6,9% in Europa).
E' proprio in questo contesto che il posto degli immigrati nell'aumento dei posti di lavoro e' stata rilevante. Nel Regno Unito dal 2007, per esempio, gli impieghi sono aumentati di oltre 2 milioni, dei quali almeno 1,5 milioni sono da ricondurre a persone nate all'estero (71% del totale).
Sempre i dati Ocse rivelano che, per quanto riguarda il nostro Paese, la presenza degli immigrati sul territorio risulta essere di medio-lungo periodo. Il 46,5% degli immigrati resta in Italia oltre 10 anni.
Riguardo ai diversi settori di impiego, i recenti programmi di regolarizzazione adottati in Europa meridionale hanno mostrato come la maggior parte dei clandestini lavori in ambienti domestici e privati.
In Italia, per esempio, meta' dei circa 700 mila candidati, che ha fatto domanda per la regolarizzazione nel 2002, lavorava come collaboratore domestico. In Spagna, sempre secondo l'Ocse, nel 2005 il 32% dei richiedenti era impiegato come collaboratore domestico; il 21% operava nel settore edile e il 15% in quello agricolo.
Per il procedimento di rilascio dei permessi di lavoro, l'Ocse ha rilevato che in Italia occorrono, in media, due mesi circa di attesa; cosi' come in Canada e Norvegia. In Gran Bretagna, invece, il 75% ottiene il permesso di lavoro entro una settimana, mentre il 92% entro tre.
Ad eccezione di Spagna e Stati Uniti dove il lavoro degli immigrati viene utilizzato soprattutto nell'agricoltura, gli extra comunitari giocano un ruolo fondamentale nella produzione industriale e nel settore edile di quasi tutti gli altri Paesi membri. In Germania e in Turchia, per esempio, il settore manifatturiero si avvale per il 30% della manodopera degli immigrati, mentre Italia e Austria per oltre il 20%.

IRREGOLARI IN ITALIA RAPPRESENTANO 1% POPOLAZIONE  - Il numero di immigrati illegali in Italia non sembra essere cosi' alto se confrontato con quello di altri Stati membri. Nel nostro Paese, si stima, vivono tra i 500 e i 750 mila clandestini che rappresentano l'1,09% della popolazione totale e il 25,6% di tutti i residenti stranieri nel nostro Paese. Il dato emerge dal rapporto 2009 dell'Ocse (Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo), dedicato al fenomeno dell'immigrazione, che rivela come in Germania, per esempio, il numero di illegali va dai 200 mila al milione di presenze (0,73% della popolazione) e in Grecia dai 200 ai 400 mila (ben il 2,69% della popolazione totale). In Spagna, invece, sarebbero 412.500 gli irregolari che rappresentano lo 0,94% della popolazione, mentre in Austria si oscilla tra le 60 mila e le 100 mila presenze, pari all'1,11% del totale della popolazione.
Se si prende poi in considerazione la Gran Bretagna (310-570 mila illegali) e gli Stati Uniti (11,5-12 milioni, 3,94% della popolazione complessiva) le stime sul Bel Paese sembrano ridimensionare ancor di piu' il sentito tema della presenza di immigrati clandestini.
Inoltre, sempre secondo il rapporto Ocse, un 'ambiente di impunita'', diffuso in Paesi quali Italia e Spagna, tenderebbe a favorire il ricorso piu' massiccio al mercato del lavoro 'nero' piuttosto che dare accesso alle 'offerte dei governi di assumere legalmente'.

CRISI PROVOCA PRIMO CALO DA ANNI '80 - 'Per la prima volta dagli anni '80 la crisi economica potra' provocare un calo consistente del numero di immigrati che vengono a lavorare nei paesi dell' Ocse'.
Lo ha detto il segretario generale dell' Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, Angel Gurria, presentando stamani a Parigi, in una conferenza stampa, il rapporto sulle migrazioni.
Questo fenomeno in calo si puo' gia' osservare in paesi come la Spagna, l'Irlanda e la Gran Bretagna, ha aggiunto Gurria, secondo il quale 'i lavoratori immigrati sono i piu' colpiti dal deterioramento della situazione del mercato del lavoro'.
 
 
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