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Governo. Salvini, la missione Sophia e i migranti
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Comunicato di Primo Mastrantoni
28 gennaio 2019 12:54
 
  "La missione Sophia aveva come mandato di far sbarcare tutti gli immigrati solo in Italia, e così ha fatto, con 50.000 arrivi nel nostro Paese. Se qualcuno si fa da parte, per noi non è certo un problema."
Così la dichiarazione del vicepremier e ministro, Matteo Salvini.

E' una bufala, ovvero, come si dice a Roma una fregnaccia.

Vediamo.

L'Operazione Sophia, sotto l'egida dell'Unione europea e comandata dall'Italia, è una operazione di sicurezza marittima non di salvataggio, infatti, lo stesso ministero della Difesa chiarisce che "Il mandato principale dell'Operazione Sophia è quello di adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso le imbarcazioni ed i mezzi usati, o sospettati di essere usati, dai trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo Centrale".

Alla Operazione Sophia partecipano 26 Paesi europei.

Come obbligo della legge del mare, si impone il  salvataggio dei naufraghi e l'accompagnamento nel primo porto sicuro, per tutte le imbarcazioni, militari o civili, indipendentemente da quale bandiera battono. Nelle aree di competenza i porti sicuri sono quelli italiani e maltesi, non solo quelli italiani come dice Salvini.

Le navi dell'Operazione Sophia, oltre alle operazioni di sicurezza marittima hanno salvato e trasferito in Italia, dal luglio 2015 al 2018, circa 43 mila naufraghi (non 50 mila come dice Salvini), cioè circa l'11% dei migranti sbarcati in Italia nello stesso periodo. L'intervento delle navi dell'Operazione Sophia è stato, dunque, marginale nell'operazione di salvataggio dei naufraghi.

Il riferimento del ministro Salvini all'abbandono di qualche Paese europeo dalla Operazione Sophia, non esiste, così come non esiste nessun decreto di chiusura dei porti italiani, nonostante che ciò venga fatto credere agli italiani.

Rimane tutto intero il problema della collocazione dei 400 mila immigrati irregolari, per i quali Salvini aveva promesso, in campagna elettorale, un rimpatrio rapido: al ritmo attuale ci vorranno una ottantina di anni. Tra l'altro, Salvini ha litigato con uno dei pochi Paesi che accetta il rimpatrio, la Tunisia, e non riesce a concludere un accordo con altri Paesi africani.

Tra il promettere e il fare, possiamo dirlo, c'è di mezzo il mare, ma l'importante è arrivare alle elezioni europee, magari raccontando bufale.
 
 
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