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Governo. Immigrati, la nave Gregoretti, Salvini e la dissonanza cognitiva
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Comunicato di Primo Mastrantoni
29 luglio 2019 11:06
 
Pensare, o dire, una cosa e farne una altra. E' la dissonanza cognitiva che porta ad uno stato di malessere che può essere sanato cambiando comportamenti, rendendoli cioè coerenti.

Abbiamo pensato alla dissonanza cognitiva a proposito delle dichiarazioni, e degli atti, del ministro Matteo Salvini sui migranti, trasportati dalla nave militare "Gregoretti", oggi ancorata nel porto di Augusta (Sicilia).

La nave Gregoretti ha soccorso 135 migranti in mare, secondo le norme internazionali e nazionali.

Il ministro Salvini non può requisire la Gregoretti, come fosse una imbarcazione di una Ong, perché è una nave appartenente allo Stato italiano e Salvini non può sequestrarsi da solo.

I migranti sono su una nave battente bandiera italiana e quindi già sul territorio italiano.
In attesa che siano trasferiti sulla terraferma, il ministro Salvini ha dichiarato che nessuno sbarcherà, se da parte dell'Europa non ci sarà una presa in carico dei migranti.

Vorremmo ricordare al ministro Salvini che a giugno dello scorso anno, il premier Giuseppe Conte, ha firmato (si intende d'accordo con lo stesso Salvini) un protocollo, d'intesa con gli altri capi di Stato e di Governo europei, del quale riportiamo l'articolo 6:
"Sul territorio dell'Ue, coloro che sono salvati, secondo il diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico, sulla base di uno sforzo condiviso, attraverso il trasferimento in centri controllati istituiti negli Stati membri, solo su base volontaria". Tutte le misure nel contesto di questi centri controllati, compresi il trasferimento e il reinsediamento, saranno su base volontaria, fatta salva la riforma di Dublino."

Quindi, se gli altri Stati europei non vogliono i migranti della nave "Gregoretti" nessuno può imporglieli. Che farà allora Salvini, li terrà vita natural durante su una nave militare trasformandola in centro di accoglienza?

Se, poi, il ministro Salvini vuole riformare il Regolamento di Dublino sugli immigrati, perlomeno dovrebbe partecipare alle riunioni, dove si discute sulle modifiche, invece, brilla per assenze.

Assistiamo a forzute dichiarazioni salviniane, che fanno la gioia degli adepti e adescano nuovi elettori, ma che non portano da nessuna parte, anzi, conducono all'isolamento in Europa.

Contrapporsi e chiedere disponibilità agli altri Stati europei, non è la via migliore per ottenere risultati, tenendo presente che sono proprio i suoi alleati, per esempio il primo ministro ungherese Orban, che non intende prendersi carico dei migranti arrivati in Italia.

Rendere coerenti il dire e il fare, non sembra essere nelle intenzioni di Salvini. Il malessere della dissonanza cognitiva non c'è e, allora, possiamo parlare solo di furbizia.

L'importante è che il popolo creda alle parole; quanto ai fatti c'è sempre tempo per giustificarli, magari addossando ad altri le proprie responsabilità.
 
 
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