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Notizia
12 gennaio 2009 0:00
Amin Mustafa', curdo iracheno di circa 30 anni, incarcerato durante il regime di Saddam perche' oppositore del dittatore, e successivamente arrestato dagli americani come terrorista e consegnato alle autorita' italiane, rischia l'espulsione in Iraq, sebbene nel Paese di destinazione rischi la tortura e altri maltrattamenti, se non addirittura la pena di morte.
In Italia, Mustafa' e' stato condannato dalla Corte d'assise di Milano a quattro anni di carcere per reati vari. La Corte, pero', lo assolse dall'accusa di terrorismo internazionale.
Scontata la pena tra Milano e Benevento, ora le autorita' italiane intendono espellerlo, provvedimento che potrebbe essere messo in atto domani mattina. 'Vogliamo il rispetto della protezione dei diritti umani e civili - sostiene il suo avvocato, Sandro Clementi - e che Mustafa', in quanto anche richiedente asilo politico, non venga espulso'. Mustafa' e' attualmente rinchiuso nel Cpt di Milano di via Corelli.
L'espulsione, secondo il legale, presenta vari elementi di illegittimita' giuridica, oltre che essere un caso politico: in Iraq non e' stata abolita la pena di morte; Mustafa' non e' iracheno, (non ha mai posseduto un passaporto iracheno e dunque non si puo' consegnare ad un Paese diverso da quello di origine), e infine rischia un trattamento disumano o la pena di morte. Infine, Clementi ha sottolineato che un ricorso su questo caso e' stato presentato alla Corte europea che non si e' ancora espressa, e dunque sarebbe piu' opportuno attenderne il parere.
Mustafa', dopo l'occupazione americana in Iraq, fu riarrestato come terrorista dai soldati statunitensi e consegnato alle autorita' italiane perche' da intercettazioni risultava essere in rapporto con elementi islamici ritenuti pericolosi. Mustafa' era stato in Italia di passaggio nei mesi precedenti.
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