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Nuovo pacchetto sicurezza: riflessioni
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Articolo di Carola Montenegro Tome *
7 agosto 2009 0:00
 
"Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le societa' piu' avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, si' che (…) non si puo' non cogliere con preoccupata inquietudine l’affiorare di tendenze, o anche soltanto tentazioni, volte a "nascondere" la miseria e a considerare le persone in condizioni di poverta' come pericolose e colpevoli". Dichiarazioni della Corte Costituzionale con cui dichiaro' l’illegittimita' del reato di "mendicita'" di cui all’art. 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995) .
La legge n. 94/09 appena varata, detto “pacchetto sicurezza”, alza il conto dei voti di fiducia posti sui testi di legge presentati dal governo Berlusconi, fin'ora giunti a quota 22 dopo poco piu' di un anno da quando si e' insediato. Il percorso che ha portato alla sua approvazione e' stato oggetto di molte attenzioni ma, forse, non troppe. Sarebbe stato meglio poter scrivere che la sua promulgazione e' stata preceduta da discussioni, nell’universita', nelle associazioni di giuristi, negli ordini forensi, visti gli evidenti contrasti che la legge pone con i principi fondamentali della Costituzione e con i valori della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Sarebbe stato meglio poter scrivere che l'approvazione di un simile provvedimento fosse stato impedito dalla Comunita' europea, visto che le nuove disposizioni avranno una incidenza diretta sulla vita dei cittadini extracomunitari, poiche' riguardano il matrimonio, la salute, la scuola.
Cosi' non e'.
La Comunita' europea dimostra ancora un volta di essere soltanto economica, unico principio che e' in grado di mantenere e rafforzare. Lo Stato mira a creare e favorire un clima di circospezione verso lo straniero, obbligando gli italiani ad operare una scelta tra buoni o cattivi, tra cittadini e clandestini. Il tutto aggravato da un'ondata di disinformazione che contribuisce ad aumentare l'ignoranza invece di chiarire concetti che sono ben distinti, come per esempio tra clandestino e migrante o tra clandestino e delinquente. Purtroppo ne' la legge, ne' le discussioni vere o quelle finte, sono state capaci di creare fra i cittadini la voglia di capire cosa e come vive lo straniero oggi in Italia, quello che studia, che lavora come muratore, che si prende cura degli anziani o dei figli piccoli.
L'introduzione del reato di clandestinita' trasforma in illecito penale una situazione personale, che crediamo debba poter essere diversamente risolta. Se davvero il ricorso alla sanzione penale deve rappresentare uno strumento estremo, in mancanza di strumenti idonei al raggiungimento dello scopo, viene da chiedersi quale sia il vero scopo di questa legge.

* consulente linguistico Tribunale di Firenze
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