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La legge delega in modifica al Testo Unico sull'Immigrazione. La riforma mancata?
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Articolo di Claudia Moretti
1 ottobre 2007 0:00
 
E' cominciata la discussione in Parlamento del disegno di legge delega sulla riforma in materia di immigrazione, con cui il Governo dovrebbe, nei 12 mesi successivi alla sua approvazione, emanare un decreto legislativo modificativo del testo unico (D.lgs. 286/98).
Ci spiace dirlo, ma date le promesse e le premesse l'impianto normativo che si intende sostituire al vigente, a nostro avviso non risolve i gravi problemi che affliggono molti stranieri sul nostro territorio o alle nostre ambasciate e molti italiani che hanno con i medesimi rapporti di lavoro, di parentela, di amicizia. E se queste sono le linee guida, ben poco possiamo attenderci dal futuro decreto legislativo.
1. La programmazione triennale dei flussi con revisione annuale all'occorrenza.
Lo abbiamo gia' scritto e lo riscriviamo: il meccanismo dei flussi di ingresso aperti una tantum si e' rivelato fallimentare e generatore di fatto di illegalita' e clandestinita'. Speravamo che il Governo lo avesse compreso, vista la mossa che ha effettuato non appena insediatosi a Palazzo Chigi, ossia quella di estendere i flussi del 2006, non tenendo conto dei numeri ma delle date di presentazione (dal marzo al luglio 2006) . Sappiamo tutti che dietro il sistema delle quote astrattamente determinate (sempre di gran lunga insufficienti a coprire la richiesta) si cela un'ipocrisia di fondo: gli extracomunitari entrano solo quando, ancora all'estero, vengono chiamati in Italia in quei pochissimi minuti l'anno in cui ai datori di lavoro e' consentito chiamarli. O meglio, aspettano mesi per il visto di ingresso che gli verra' apposto al termine della chiamata!
Sembrava averlo capito ma cosi' non e': ora si pensa addirittura ad una programmazione triennale (non se ne capiscono bene le motivazioni) e si ritoccano di anno in anno gli ingressi con relativi decreti. Sbagliamo o ... non e' cambiato proprio un bel nulla? Cosa significa programmazione con revisione annuale se non quanto e' accaduto sin qui?
2. Lo sponsor... si' ma nei limiti delle quote.
Speravamo che il Governo provvedesse ad affiancare al meccanismo delle quote di ingresso un vero ed utile strumento quale e' il cosiddetto Sponsor. In altre parole, un datore di lavoro garantisce (con fideiussione) per un extracomunitario che intenda venire in Italia per cercare lavoro, con un "permesso per inserimento". Al termine di un anno la verifica: se lo straniero ha trovato lavoro rinnovera' il suo permesso in motivi di lavoro, altrimenti tornera' nel proprio Paese. Tale meccanismo ha senso se funzionante durante tutto l'anno, in ogni momento. Chi vuol vivere in Italia, infatti, potrebbe avere l'occasione di farlo regolarmente cosa che ad oggi non puo', se non ha gia' un lavoro che lo aspetta (chissa' come?). Scopriamo che il Governo ha si' in mente lo sponsor.... ma nei limiti delle quote!! Dunque la riforma sperata del superamento del limite preordinato numerico degli ingressi, non ha subito alcuna reale modifica. Solo dettagli e minuzie, nulla piu'. E i clandestini continueranno ad esser tali anche per necessita' e impossiblita' di regolarizzazione.
3. Il reimpatrio volontario e assistito.

Non si puo' dir gran che' neppure sulla delega al Governo in merito alle espulsioni, che ci lascia perplessi. Comprendiamo bene la difficolta' di far fronte alla grande quantita' di stranieri clandestini anche non identificati e dunque inespellibili, ma il "rimpatrio volontario" ci lascia alquanto dubbiosi, soprattutto se la ricompensa per il farsi comodamente espellere e' una riduzione del tempo di divieto di reingresso (oggi cinque anni)! Ci pare davvero molto improbabile che, cosi' come il divieto di reingresso non ha costituito un vero deterrente per gli espulsi che vogliono ritornare, l'immigrato si lasci "allettare" da una sua eventuale riduzione agevolando la propria espulsione! (Sono molti li stranieri che temono meno il carcere del rimpatrio).
4. La durata dei permessi e dei rinnovi... e i tempi dei procedimenti amministrativi?
Approviamo invece la modifica della durata dei permessi di soggiorno che aumenta, cosi' come il raddoppiano nel caso di rinnovo, ritornando in pratica a quanto disponeva la cosiddetta legge Turco Napolitano, poi modificata sul punto dalla Bossi Fini.
Quello che piu' salta agli occhi pero' e' come nulla, tranne buone intenzioni (comuni a tutti i legislatori), e' stato detto o fatto in merito dalla costante e reiterata violazione delle norme sul procedimento amministrativo, in merito soprattutto ai tempi di emissione dei provvedimenti (visti, permessi, rinnovi, carte di soggiorno...). Non basta, si sa, dire: "il permesso sara' rinnovato entro 20 giorni dalla richiesta" affinche' l'amministrazione sia in grado di provvedervi. Occorrono meccanismi efficaci, quale il silenzio assenso, che da un lato impone un vaglio celere, dall'altro evita numerose ferite alla legalita' mai gravi quanto in questo settore dell'amministrazione pubblica (si pensi ai ritardi nelle procedure dei flussi di ingresso, ancora pendenti per il 2006, o nel rilascio della cittadinanza italiana).
5. Le ambasciate, i visti e le impugnazioni.
Molte e gravi, spesso irraccontabili (perche' non si possono provare) storie provengono da chi ha avuto a che fare con le nostre ambasciate. Davvero di tutto di piu'. Purtroppo nulla di tutto questo trova ad oggi reale possibilita' di indagine della magistratura. Un esempio. Ad oggi il diniego di visto di ingresso, tranne che in alcuni casi, non e' motivato. Chi si becca un no, non sa perche', ne' puo' replicare. E anche laddove volesse replicare? Deve rivolgersi, nei sessanta giorni dal diniego, al Tar Lazio!! Ma se nei sessanta giorni non ce la fa neppure a fare una procura ad un legale che lo assista, visto che si trova all'estero... Insomma un caso di scuola tipico di "potere assoluto" e di denegata giustizia.
La legge delega prevede la motivazione obbligatoria a tutti i provvedimenti che negano il visto. Bene, ma... se volessi da straniero all'estero contestare il diniego? Nulla e' cambiato, in teoria Tar Lazio, in pratica, mi tengo il diniego motivato.
 
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