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L'islamofobia e' sempre esistita, ma Trump l'ha certamente normalizzata
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Articolo di Redazione
7 novembre 2016 12:51
 

 Fino alle elezioni Usa dell'8 novembre, il quotidiano Libération pone delle domande a dei cittadini Usa. Oggi, Dina Sayedahmed, giovane studente di confessione musulmana, risponde sull'impatto della retorica antimusulmana del candidato repubblicano Donald Trump.

A 21 anni, Dina Sayedahmed studia giornalismo e scienze politiche all'Universita' Rutgers nello Stato del New Jersey. Di confessione musulmana, ha prodotto e partecipato al video “Hijabi World”, che risponde all'islamofobia e alle false idee sull'Islam e delle americane che portano il hijab.

D. Come si e' evoluto il suo punto di vista sull'elezione e i candidati dopo le primarie?

R. Io ho sempre pensato che i cambiamenti si fanno per strada e che la vera rivoluzione comincia a livello dei cittadini. Applico questo punto di vista all'elezione perche' ho compreso che un cambiamento del nostro sistema politico non e' possibile in un sistema bipartitico. Non mi limito ad una scelta tra un democratico e un repubblicano ma votero' per un terzo partito. Io non sono entusiasta ne' per Hillary ne' per Trump e non aderisco all'idea che bisogna votare per Hillary in modo che Trump non vinca. Per me e' un modo semplicista di pensare e che, inoltre, non e' giusto per il processo democratico.

Dobbiamo lasciare che i nostri voti siano guidati da cio' che vogliamo, non da cio' che non vogliamo. Io votero' per Jill Stein (ndr il candidato ecologista) perche' corrisponde di piu' alle mie convinzioni politiche. Ma sono triste che i voti per un terzo partito non abbiano un peso maggiore.

D. Come la retorica islamofobica di Donald Trump ha colpito la sua famiglia e i suoi amici?

R. La mia moschea e' stata vandalizzata da pochissimo tempo fa. Una delle scritte lasciate sui muri era “Donald Trump”. Io non so se l'autore era ispirato da Trump o dal progetto di espansione della moschea, ma questa vicenda mi ha scioccato. Io sono stata molestata per le strade, sui treni, sui bus, in classe, al ristorante, ma era sempre un attacco personale. Ora che l'attacco e' alla mia comunita', comincio ad arrabbiarmi per i barboni o per quelli che non parlano bene l'inglese. Essi non possono difendersi e vivono gia' nella paura. Mi arrabbio anche per le persone anziane e i nuovi immigrati che sono molto vulnerabili. Penso anche ai bambini che oggi crescono in un contesto dove gia' si fa credere che loro sono una minaccia. L'islamofobia ci ferisce. Ma non ho paura.

D. Pensa che le dichiarazioni di Donald Trump abbiano contribuito alla crescita dell'islamofobia in Usa oppure questo sentimento esisteva gia'?

R. L'slamofobia e' sempre esistita, anche prima dell'11 settembre. Ma Trump l'ha normalizzata. E' diventato accettabile urlare il proprio odio contro le donne, i messicani, i musulmani, la classe operaia... E di non essere perseguiti per questo.

D. Perche' ha realizzato il video “Hijabi World”? Si e' gia' sentita discriminata e insicura perche' porta il velo?

R. Nessuna donna che porta il hijab in Usa si e' mai sentita vittima di discriminazione o in pericolo a causa del modo in cui si e' vestita. Il nostro scopo era di far conoscere le nostre storie ma anche di prendere in giro alcune nostre lotte, come i nostri giorni “no” di hijab (ndr. giorni in cui il hijab non viene indossato come la persona desidera), i burkini kitsch, fare shopping in cerca di vestiti o camice a maniche lunghe in piena estate o dover armonizzare il trucco e gli accessori al nostro hijab. Nel frattempo il progetto e' diventato molto piu' serio dopo l'annuncio della morte di tre studenti musulmani nella citta' di Chapel Hill in Carolina del Nord (ndr nel 2015). Sono stati uccisi da un vicino, noto per le sue esternazioni islamofobiche e razziste. Si e' allora deciso di concentrarsi sull'islamofobia e si e' dedicato il video alle vittime Deah e Yusor Barakat e Razan Abu-Salha. Noi vogliamo anche aiutare le donne che portano il hijab a sentirsi bene dentro se stesse. Molti di noi crescono con l'immagine della donna musulmana abusata e oppressa, dall'uomo, dalle usanze. Noi non abbiamo sempre un'immagine positiva di noi e questo ha un impatto sulla nostra opinione di noi stessi. Molti tra noi hanno dovuto smettere di odiare. Si spera che questo video permettera' alle donne che portano il hijab di sentirsi bene dentro se stesse e di amarsi.

 

(pubblicato sul quotidiano Libération del 07/11/2016)

 
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