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Immigrazione. La Francia prende atto del fallimento delle "quote di ingresso", l'Italia prova ad introdurre il reato di immigrazione clandestina
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Articolo di Claudia Moretti
30 settembre 2008 0:00
 
Prendiamo spunto da una notizia di qualche settimana fa per una breve riflessione: mentre la Francia di Nicolas Sarkozy studia nuove soluzioni per la gestione del fenomeno immigrazione, l'Italia tenta l'introduzione del reato di immigrazione clandestina.
E' di qualche settimana fa, infatti, la notizia che la commissione istituita dal governo francese nel gennaio scorso per riflettere sul "quadro istituzionale della nuova politica dell'immigrazione", nel rapporto conclusivo dei suoi lavori, abbia cassato senza appello la politica dei flussi contingentati. Una politica dell'immigrazione per "quote" che viene definita "inefficace", "irrealizzabile o senza interesse". Nel rapporto, la commissione, presieduta dall'ex presidente del Consiglio costituzionale Pierre Mazeaud, definisce le quote "sinonimo di fissazione unilaterale e opportunista dei contingenti d'entrata ...[...]... L'affissione di un limite potrebbe avere, paradossalmente, un effetto d'incitamento. Una migliore gestione dell'immigrazione deve essere ricercata per vie multiformi, in stretta concertazione con i partner europei e i Paesi d'origine, piuttosto che tramite ricette radicali puramente nazionali".
Siamo soddisfatti delle risultanze dell'indagine effettuate in Francia in merito alle quote, il cui superamento proponiamo da tempo. In Italia nemmeno il governo di centro sinistra ha voluto ripensare l'intero impianto normativo della Turco-Napolitano/Bossi-Fini, che rimane ancorata da anni al sistema dei flussi contingentati del tutto insufficienti a coprire le richieste di lavoro di cittadini extracomunitari. Salve ovviamente le sanatorie di inizio legislatura che, oltre a costituire un bell'introito all'erario, svelano l'ipocrisia della politica in questione. Non possiamo certo attenderci nulla di meglio da questo governo, che notoriamente, in materia di immigrazione non propone soluzioni di tipo strutturale, ma solo aumenti di pena, nuovi reati, e inutili rotture di scatole per chi gia' risiede regolarmente sul nostro territorio.
In queste settimane, infatti, e' bene ricordare che anche il nostro governo sta mettendo le mani alla materia immigrazione, ovviamente con tutt'altro approccio rispetto a quello di Sarkozy. Al Senato sta per essere discusso un disegno di legge (n. 733) sulla sicurezza contenente una norma che vorrebbe introdurre il reato di ingresso in violazione delle norme previste nel testo unico sull'Immigrazione.
Al di la' delle singole risultanze della commissione su riportate, e al di la' della proposta "folle" di punire ogni ingresso irregolare con il processo per direttissima e il carcere, e' il caso di sottolineare il diverso modo di affrontare il fenomeno (questo come immaginiamo molti altri) che questi due governi mostrano nel proporre ai propri cittadini e in primis ai propri elettori. Il primo evidentemente con l'obbiettivo di trovare soluzioni concrete, fattibili e ragionevoli, il secondo con l'obbiettivo di mostrarsi cattivo, duro, inflessibile, ideologico, parlando alla "pancia" piu' che alla "testa" dei propri elettori.
Il governo francese, dunque, prende le mosse dalla situazione di fatto, studia le cause e effetti delle singole politiche immigratorie possibili, in modo razionale, senza propagande o slogan, senza una soluzione "predefinita" imposta dalla politica. Lo fa istituendo una commissione che analizza da mesi il fenomeno dei flussi migratori. Quello italiano? Trova, invece, nel sistema repressivo, giudiziario e carcerario lo strumento di gestione e di contenimento dei flussi immigratori. Piu' che altro lo strumento perche' tutto rimanga cosi' come e'.
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