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Immigrati. I costi del permesso di soggiorno – Corte di Giustizia
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20 maggio 2012 13:28
 
Lo scorso 26 aprile 2012 la Corte di Giustizia Europea si è pronunciata, con sentenza n. C-508/10, sull’entità dei contributi richiesti dal governo olandese agli stranieri presenti sul suo territorio per il rilascio o il rinnovo di vari tipi di permesso di soggiorno.
Su ricorso della Commissione Europea, la Corte ha in particolare stabilito che, prevedendo un contributo di € 201 per il rilascio agli stranieri e ai loro familiari di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, i Paesi Bassi hanno imposto ai richiedenti una spesa eccessiva ed iniqua, venendo così meno all’obbligo imposto dalla Direttiva 2003/109/CE di non scoraggiare i cittadini di Paesi terzi dall’esercitare il proprio diritto di soggiorno.

Dispone infatti la Corte di Giustizia che: ”È pacifico che gli Stati membri possono subordinare il rilascio di permessi e titoli di soggiorno al pagamento di contributi e che, nel fissare l’importo di tali contributi, essi dispongono di un margine discrezionale. Tuttavia, il potere discrezionale concesso agli Stati membri a tale riguardo non è illimitato. Infatti, questi ultimi non possono applicare una normativa nazionale tale da compromettere la realizzazione degli obiettivi perseguiti da una direttiva e, pertanto, da privare quest’ultima del suo effetto utile.”

La questione assume rilevanza anche per l’Italia, poichè anche da noi sono ormai operativi, dal 30 gennaio 2012, i nuovi contributi sui permessi di soggiorno, i quali ammontano a:
- 80 euro per ogni permesso rilasciato o rinnovato per un periodo inferiore a 1 anno;
- 100 euro per ogni permesso rilasciato o rinnovato per un periodo compreso fra 1 e 2 anni;
- 200 euro per ogni permesso rilasciato o rinnovato per un periodo superiore ai 2 anni;
a cui si aggiungono il costo del permesso di soggiorno elettronico (27,50 euro), l’imposta di bollo e le spese per l’invio della raccomandata assicurata contenente l’stanza di rilascio o rinnovo.

È chiaro quindi che lo Stato italiano non potrà ignorare a lungo questa sentenza della Corte Ue che, seppur rivolta all’Olanda, affronta e risolve in senso favorevole per gli stranieri un problema che nel nostro Paese è ancor più evidente.
A fronte, infatti, di un identico contributo richiesto nei due Paesi per il rilascio di un permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (200 euro in Italia e 201 in Olanda), è necessario anche tenere in considerazione che la situazione economica degli stranieri in Italia è generalmente molto più difficile rispetto a quella degli extracomunitari residenti in Olanda. Infatti:
- il reddito medio prodotto in Olanda ammonta a circa il doppio di quello registrato in Italia (secondo le ultime stime, in Italia si guadagnano mediamente 23.406 euro l’anno, contro i 44.412 euro registrati in Olanda, dove lo stipendio minimo previsto per legge é di 1.284,60 euro mensili);
- l’Olanda ha una percentuale di disoccupazione del solo 5% e un efficace sistema di sussidi nel caso di perdita del lavoro, sia per i cittadini che gli stranieri.
Se, insomma, in un Paese con un sistema sociale come quello olandese viene valutata come irragionevole una tassa di 201 euro su un permesso di soggiorno di lunga durata, questa stessa tassa (inferiore soltanto di 1 euro) sarà a maggior ragione sproporzionata nel nostro Paese, dove sia cittadini che immigrati godono di un tenore di vita ben inferiore rispetto a quello registrato in Olanda.

Prosegue la sentenza della Corte Ue: ”…. gli importi dei contributi richiesti dal Regno dei Paesi Bassi variano all’interno di una forbice, il cui valore più basso è all’incirca sette volte superiore all’importo dovuto per ottenere una carta nazionale d’identità. Anche se i cittadini olandesi ed i cittadini di paesi terzi, nonché i loro familiari non si trovano in una situazione identica, un simile divario dimostra la natura sproporzionata dei contributi richiesti. … i contributi richiesti dal Regno dei Paesi Bassi ai sensi della normativa nazionale che attua la direttiva 2003/109 sono, di per sé, sproporzionati e idonei a creare un ostacolo all’esercizio dei diritti conferiti da tale direttiva.”

Ebbene, se applichiamo questo criterio anche in Italia, l’irragionevolezza del contributo appare ancor più evidente: il costo della nostra carta d’identità, che dovrebbe valere come termine di paragone, è di 5,42 euro.
Non resta quindi che attendere una pronuncia della Corte anche sulla situazione italiana, visto che il governo ha di recente negato la propria disponibilità a rivedere i costi dei permessi.
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