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Come rianimare le promesse dell'Unione Europea
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Articolo di Redazione
3 luglio 2016 13:29
 
I partiti di estrema destra in Gran Bretagna, Francia e altri Paesi europei danno all'Unione Europea la colpa di tutti i problemi, reali o percepiti, dei loro Paesi. Molte delle loro argomentazioni sono farlocche, ma ci sono anche buone ragioni per sostenere che l'Unione ha bisogno urgente di riforme.

Le lamentele contro l'UE sono diverse in ciascuno dei 28 Paesi membri, ma rispecchiano frustrazioni analoghe. Molti cittadini britannici hanno votato per uscire dall'Unione perché vogliono imporre restrizioni all'immigrazione da altri Paesi europei ed abrogare la normativa comunitaria. Il Movimento 5 Stelle in Italia vuole che il Paese abbandoni l'Euro e ritorni alla lira per far ripartire un'economia debole. E la nazionalista francese marine Le Pen ha detto nel marzo scorso che l'UE era "la morte della nostra economia, del nostri sistema di welfare e della nostra identità".

Le Pen e i suoi simili hanno trovato un pubblico pronto ad accogliere le loro argomentazioni sovraniste e isolazioniste perché molte persone non credono più che l'UE e i suoi rappresentanti possano portare stabilità e prosperità, gli obiettivi del progetto europeo. Negli ultimi anni, l'incapacità di reagire unitamente al flusso dei rifugiati dalla Siria, dall'Africa e altrove ha ulteriormente danneggiato la reputazione dell'UE. Che la Gran Bretagna alla fine lasci o meno l'Unione, sta a leader politici come la cancelliera tedesca Angela Merkel, il Presidente francese François Hollande e il Primo ministro italiano Matteo Renzi riformare l'UE o assistere ad una ulteriore diminuzione della sua credibilità ed efficacia.

Una delle critiche più comuni all'Unione è la sua non democraticità. E' una evidente esagerazione, ma contiene un seme di verità. Delle tre principali istituzioni europee, la più potente è il Consiglio europeo, composto dai 28 governi nazionali. Le loro decisioni, frutto di compromessi politici, raramente riflettono quelle che sono le convinzioni delle rispettive pubbliche opinioni.

Poi c'è la Commissione Europea, che negozia gli accordi commerciali, fa rispettare la normativa antitrust ed ha iniziativa legislativa. Gli elettori non eleggono direttamente il Presidente della Commissione; è infatti il Parlamento europeo che elegge il Presidente. Anche se i cittadini in ogni Paese membro eleggono il Parlamento, i suoi 751 membri non possono introdurre proposte di legge ed hanno un controllo limitato sul bilancio dell'Unione. Ne risulta un Parlamento debole senza la capacità di dettare l'agenda dell'UE.

Per riformare questa opaca struttura si potrebbero rafforzare i poteri del Parlamento rendedolo centrale nei processi decisionali dell'UE. Un altro miglioramento potrebbe essere quello di consentire ai cittadini europei di eleggere direttamente il presidente della Commissione, che così dovrebbe rendere conto ai cittadini del proprio operato.

Anche se i sovranisti sicuramente inveiranno contro una maggiore unificazione, non ci sono alternative se si vogliono affrontare le grandi crisi che attanagliano l'Europa - come la crisi dei rifugiati. L'attuale leadership europea ha peggiorato la crisi lasciando sole la Grecia e l'Italia, con pochi aiuti. E la normativa europea che impone ai rifugiati di chiedere asilo nel Paese di primo sbarco ha creato ulteriori complicazioni ed ha incoraggiato il loro movimento nel continente per raggiungere il Paese di loro scelta.

Recentemente, l'Unione ha finalmente dato avvio ad un'operazione europea di controllo delle frontiere esterne, una misura attesa da troppo tempo che aiuterà a gestire le migrazioni e la sicurezza. Le autorità europee devono spingersi oltre, centralizzando la registrazione e i controlli sui rifugiati, ricollocandoli in base alla capacità di accoglienza dei Paesi membri. Questo significa che gli Stati membri dovranno condividere più risorse e intelligence.

Un'altra sfida riguarda l'economia indebolita dell'Europa, ora ancor più instabile a causa delle incertezze sull'uscita della Gran Bretagna. Alcuni Paesi come Grecia e Spagna hanno sofferto un tale declino degli standard di vita che potrebbero volerci decenni per recuperare. Anche in Paesi che stanno meglio, come Francia e Italia, il tasso di disoccupazione è ancora sopra i livelli pre-crisi. In Gran Bretagna, che non utilizza l'Euro e dove il Governo ha fatto maggiori sforzi per rivitalizzare l'economia, la retribuzione media ha raggiunto i livelli pre-crisi solo l'anno scorso.

L'UE potrebbe rafforzare l'economia europea ristrutturando i debiti dei Paesi deboli. Potrebbe aumentare la spesa pubblica per stimolare gli investimenti privati e i consumi interni. Un'altra misura importante proposta anni fa e mai realizzata è quella di creare un'assicurazione europea sui depositi per proteggere i risparmiatori.

Sin dagli inizi, l'integrazione europea è stata costruita sull'idea che avrebbe garantito la pace e, grazie al mercato unico, avrebbe assicurato maggiore prosperità. In gran parte, ha raggiunto quegli obiettivi. Ma è preoccupante che la Brexit e le sue ricadute abbiano dato forza proprio a coloro che cercano di disintegrare questa Unione.

(Editoriale del Editorial Board del New York Times pubblicato il 2 luglio 2016 sull'edizione online del quotidiano)
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