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Carta dei Valori della cittadinanza e dell'integrazione Non ci convince. Ribadire il vincolo alla Costituzione e alla legalita'
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Articolo di Claudia Moretti
30 aprile 2007 0:00
 
Lo scorso 23 aprile il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha divulgato la Carta dei Valori della cittadinanza e dell'integrazione, preparata da un comitato scientifico che in questi mesi ha consultato numerosi rappresentanti di diverse comunita' religiose. Si tratta di un documento che, secondo le intenzioni dello stesso ministro, non sara' vincolante e "accompagnera' verso la cittadinanza italiana" le comunita' religiose che decideranno di sottoscriverlo.
Pur comprendendone le ragioni politiche e mediatiche, non condividiamo ne' la forma ne' la sostanza della Carta del Valori in questione. Ecco perche'.
In primo luogo ci lascia perplessi che lo Stato italiano senta il bisogno di trovare valori condivisi proprio con le comunita' religiose. A che pro? Che rappresentativita' hanno queste comunita'? E chi rappresentano? Perche' non concordare valori con i peruviani piuttosto che con i cinesi o i senegalesi? Il rapporto di uno Stato laico con le religioni non dovrebbe esser certo quello di concordare assieme i valori condivisi con entita' religiose di dubbia rappresentanza... ma di deciderlo attraverso le istituzioni parlamentari, democraticamente elette. Chi ha l'ambizione di vivere secondo la propria cultura si accerti che nel Paese prescelto essa non contrasti con l'ordinamento giuridico. E avra' la garanzia di esser rispettato.
Inoltre, la Carta riporta nominandoli (sminuendoli) come "valori" i principali contenuti, istituti e principi generali del nostro ordinamento giuridico. Tale operazione, rischia tuttavia di fondarsi e fondare confusione ed equivoco, dovuti ad un buonismo e ad un pericoloso relativismo culturale.
Si spazia, infatti, da passi interi della Costituzione (liberta', uguaglianza, dignita') affiancati a principi di diritto, derivazioni e corollari, previsti nel nostro ordinamento (es. uguaglianza fra marito e moglie, liberta' nella scelta matrimoniale -chiaro riferimento al caso di Ina- il diritto all'assistenza sanitaria e sociale, all'istruzione), fino a precetti di buon costume, proclami di amicizia, fratellanza, unione fra gli uomini.
Ma questi -molti almeno- non sono, o meglio non sono piu' solo "valori"! Non sono piu' argomento di discussione, di contrattazione, sul tavolo al quale siedono esponenti che sappiamo potrebbero in qualche misura non riconoscerli come propri! Non possono e non debbono in alcun modo formare oggetto di "accordo bonario" di intesa fra Stato Italiano e le comunita' religiose. Tanto piu' laddove si parla di carta di valori non vincolante. Molti fanno parte degli articoli dichiarati ormai immodificabili della nostra Costituzione!
In uno Stato di diritto, i valori costituiscono un minus rispetto al diritto codificato, tanto piu' proveniente dalla Carta Costituzionale sulla quale il patto sociale ha gia' deciso e dalla cui cornice non si fuoriesce, cittadini, stranieri, cattolici, cristiani, musulmani, peruviani, canadesi.... Un minus nel senso che costituiscono il sostrato preesistente al diritto. La norma che li contiene e' fase successiva e pattizia di loro riconoscimento esterno, nonche' garanzia su tutto e su tutti (erga omnes) della loro valenza, cogenza e accettazione. Altrimenti non sarebbero norme. Sarebbero auspici. Non c'e' dubbio (non deve esserci alcun equivoco) che chi entra e risiede sul nostro territorio sceglie e pertanto accetta implicitamente -e senza che occorrano carte di valori e tavoli di accordo di sorta- i contenuti della Costituzione (salvo concorrere nei modi previsti alla sua modifica e al cambiamento nei limiti in cui esso e' ammesso).
Crediamo che implicitamente la Carta dei Valori sia espressione di un pericoloso atteggiamento, tutto di facciata per fortuna e tipico di un certo relativismo culturale, con il quale si sfoggia una di disinvolta ri-contrattazione di valori in nome dell'integrazione.
Che non si debbano mutilare i genitali femminili (a cui si accenna vagamente) non e' piu' solo un valore sul quale si cercano e si raccattano consensi. E' delitto contro la liberta' personale (art. 13 Cost.), e' atto di tortura (art. 3 Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo) ed previsto e punito dal codice penale italiano (art. 592 c.p. Lesioni personali gravissime e pluriaggravate).
Insomma, ci sarebbe piaciuto vedere fra le righe del documento, al posto di un sommesso: " ...La carta costituzionale tutela e promuove i diritti umani inalienabili...." un fiero "La Carta Costituzionale riassume i valori, detta e regola i principi generali sui quali si fonda la societa' alla quale avete deciso di unirvi. Tale -e solo tale- Carta e' Legge. Ad essa tutti indistintamente obbediamo e obbediranno tutti -singoli o confessioni o associazioni- coloro che vivono sul territorio italiano a prescindere dalla diversita' etnica, religiosa, culturale" .
Ma per dire cio' non c'e' bisogno di sedersi ad un tavolo fra Stato e chiese. Anzi lo si afferma solo non accettando di sedervsi affatto. Basterebbe sentirsi orgogliosi, senza sensi di colpa, senza sfoggianti relativismi, in uno Stato di diritto.

Il testo integrale della Carta dei Valori
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