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Brexit e Uk. Governare guardando al passato. E uccidendo il futuro?
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Articolo di Vincenzo Donvito
2 ottobre 2016 19:37
 
 Dopo il referendum che ha stabilito la Brexit, dopo i primi contatti diplomatici per capire come e quando funzionera' il processo di abbandono del'Unione Europea entro marzo 2017, e la sottolineatura agli scozzesi indipendentisti riottosi che il procedimento di abbandono sara' come Regno Unito (2), tocchiamo con mano un fenomeno politico, economico, culturale e sociale che gia' conosciamo e abbiamo conosciuto in passato. Lo stesso di chi auspica la vittoria del referendum ungherese contro l'arrivo di immigrati sul loro territorio, e di tanti altri che ci ricordano ad ogni pie' sospinto che l'Ue ci fa male e che staremmo meglio senza.
Niente di nuovo, per carita', ma fa sempre specie sentire queste affermazioni del premier Theresa May per ribadire il tipico “God save the Queen” che ha fatto la storia di questi ultimi secoli… visto che il Regno Unito e' stato innegabilmente uno dei maggiori e piu' importanti protagonisti nella storia degli ultimi secoli (ricordiamo -per i piu' disattenti- che anche noi italiani, se oggi siamo un Paese libero, lo dobbiamo all'alleanza atlantica che ci libero' dal Fascismo e da una monarchia inetta, e i britannici ne erano parte importante al pari degli americani).
Fa specie perche' ci eravamo un po' abituati ai britannici, ma ora hanno deciso quello che hanno deciso. E ben vengano tutti i procedimenti di rispetto del voto popolare, delle norme comunitarie, cosi' come ben vengano coloro che non hanno intenzione di fare nessuno sconto o favore a questa loro scelta (2): il fatto che sono britannici e' si importante, e continueranno a svolgere un ruolo molto importante in Europa e nel mondo, ma non per questo si devono aspettare remissione o attesa o paura da parte di chi, continuando nella sfida verso gli Stati Uniti d'Europa, non ha intenzione di dover aspettare o dipendere da loro e da politiche come le loro.
La riflessione che ci e' stato stimolata da questo calendario delle norme comunitarie per l'addio definitivo dell'United Kingdom al nostro sogno, e' di questo tipo: cos'e' la politica e il governo della stessa? Mera gestione dell'esistente o, a partire da questo, costruzione del futuro per se stessi in quanto esseri umani che condividono il Pianeta con gli altri?
La nostra capziosa domanda e' evidente che ci porta alla seconda opzione. Non siamo ideologici, mondialisti e comunitari e unitari per posizione presa, ma proprio per aver fotografato il presente e cercare di imparare le lezioni della storia. Il secolo scorso e' stato il culmine di una storia tragica per l'Europa: ce le siamo date di santa ragione in ogni confine e i profughi di un Paese europeo meno libero di un altro hanno popolato fino al secolo scorso i borghi e i sobborghi di tante capitali di Stati nazionali del nostro continente. L'Ue ha significato -e significa- prima di tutto questo superamento. E se a qualcuno sembra poco, si faccia avanti e ci dica il suo perche': lo ascolteremo pronti a controbatterlo. Poi c'e' il resto, anche quello brutto: l'eurocrazia al primo posto, seguita dalla mancanza di unita' diretta di decisione dei popoli europei, e poi la lentocrazia, le assurdita' di vario tipo, etc. Poi c'e' il resto bello, quello che ha reso -noi ed altri- un Paese moderno e ricco e 'piu' libero e con piu' diritti. Ma non e' di questo che vogliamo qui parlare. Ora ci interessa un discorso solo politico e culturale, di quei discorsi senza i quali non si costruisce nulla che non assomigli a qualcosa tipo accordi di scambi bi o multilaterali, quelli che portano a far fare sgambetti ad ogni pie' sospinto al tuo partner perche', prima di tutto, devi svolgere il servizio di far fede alla tua nazione, a qualunque prezzo.
A noi ci basta il riferimento alla sparizione delle guerre del secolo scorso sul nostro continente, al sangue e ai morti che sono stati rimpiazzati con le parole, per capire che quella e' la strada da seguire. Aggiungendo anche che, rispetto al secolo scorso, siamo oggi protagonisti di una delle piu' grandi migrazioni umane degli ultimi secoli. Migrazioni a cui, se non diamo una risposta politica e territoriale ampia, corriamo il rischio di dare spazio e continuare a lasciare sangue e vita proprio a quei Paesi non europei da cui provengono i migranti, e/o quei Paesi la cui ricchezza e politica prospera e si sviluppa su questo sangue e questi corpi e queste menti straziate (Paesi ricchi del petrolio del Golfo, prima di tutti, insieme a color che ci giocano a carte mentre, nel contempo, siedono anche su altri tavoli dicendo il contrario -Russia tra questi).
Torniamo ai nostri amici dell'United Kingdom. Loro sono sicuri -e in base a questa sicurezza che si muove ora il loro primo ministro Theresa May- di fare bene a se stessi e al mondo tornando ad uno di quei modelli del secolo scorso di cui abbiamo gia' detto. Bene! Che ci sbattano il grugno. Noi, intanto, lotteremo anche per loro: con tanti difetti, tante parzialita' e tante assurdita', ma partendo da un presupposto da cui loro sono scesi tirando i remi in barca e rilanciando in mare quei famosi velieri che nei secoli scorsi hanno reso gloriosi e famosi i loro naviganti/colonizzatori…. Dimentichi che non siamo piu' nel periodo in cui i galeoni servivano per portare dei liberi verso i nostri Paesi perche' fossero schiavi, ma le bagnarole (i galeoni di oggi) portano schiavi (in tutti e diversi sensi, soprattutto politici ed economici e culturali) che anelano a vivere ed essere liberi…. e forse qualcosa da dare e insegnare loro ce l'abbiamo...

1 - Londra negozierà l'uscita dall'Unione europea "come Regno Unito e lasceremo l'Ue come Regno Unito. Non ci sarà nessuna deroga alla Brexit". E' quanto ha dichiarato oggi la premier britannica Theresa May al Congresso dei Tories, facendo chiaro riferimento alla Scozia che ha votato per rimanere nell'Ue e ha più volte dichiarato di non voler lasciare l'Unione. Immediata la replica su Twitter della leader scozzese Nicola Sturgeon secondo cui per May "la voce e gli interessi della Scozia non contano". "Strano approccio per qualcuno che vuole tenere unito il Regno Unito", ha commentato. (agenzia Askanews del 02/10/2016)

2 - ci e' piaciuta un'intervista del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che, sul Corriere della Sera del 30/09/2016, ha detto:
Boris Johnson mi ha detto che vuole mantenere l’accesso al mercato unico e poter alzare le tasse per gli studenti italiani che sono a Londra. Gli ho risposto che se lo può scordare». E lui (domanda l'intervistatore). Calenda risponde: «Dice che venderemo meno spumante nel Regno Unito. Gli ho risposto che venderanno meno fish e chips in 27 Paesi». Qui il link all'intervista
 
 
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