testata ADUC
AfricaCheck. Le pericolose e false informazioni su questo Continente
Scarica e stampa il PDF
Articolo di Redazione
12 agosto 2016 7:35
 

 AfricaCheck e' un'organizzazione di giornalisti che si dedica a smentire informazioni non veritiere sull'Africa.
Media 2003. In Nigeria si diffonde la notizia che il vaccino contro la polio provoca sterilita'. Un gruppo di leader religiosi e politici del nord del Paese attivano una campagna che sostiene che l'Occidente sta mettendo in pratica un'operazione per limitare la popolazione musulmana. Alcuni mezzi di comunicazione diffusero questa denuncia, ma alcune prove dimostrarono che i presupposti effetti secondari erano falsi. La polio era praticamente stata sradicata in tutto il mondo fin dal 2002. Nel nord della Nigeria ci fu un focolaio e si diffuse, in seguito, nei territori confinanti. Ancora oggi, diverse fonti fanno sapere che i nigeriani non ne sono completamente immuni almeno fino al 2018. “Quando i media smentirono l'informazione, il danno era gia' stato fatto” dice Anim Van Wyk, una giornalista sudafricana che lavora sul fronte con la Ong AfricaCheck.
Ad ottobre del 2013, vari quotidiani sudafricani, e tra loro The Times, pubblicarono che 30.000 bambini erano vittime dei traffici di persone ogni anno nel Paese. Il polverone sollevato alimento' cifre che spinsero le autorita' a modificare le leggi sull'immigrazione, stabilendo criteri fortemente restrittivi. Dieci giorni dopo AfricaCheck smenti' la notizia. Le statistiche disponibili erano molto lontane da questi 30.000 bambini di cui si diceva avessero subito un abuso e, all'origine del numero, c'era solo una cattiva interpretazione da parte di un esperto. La quantita' genera allarme e la diffusione di dati che non rispondono ad una situazione reale.
Recentemente, ad aprile 2016, il quotidiano Zimbabwe Today pubblico' il seguente inquietante titolo: “Il 74% delle ragazze africane tra 15 e 24 ani sono sieropositive”. Un'indagine di AfricaCheck dimostro' che l'affermazione era frutto di una interpretazione sbagliata dei dati statistici. La percentuale reale di africane 15/24enni sieropositive e' del 2,5%, molto di meno dei dati diffusi dal quotidiano dello Zimbabwe.
Questo e' un elenco dei lavori di Africa Check. La Ong si dedica a provare dati e informazioni. Con prove e verifiche. Il nucleo fondante dell'organizzazione nacque proprio con le informazioni relative al vaccino contro la polio di cui abbiamo parlato prima, ma di cui si e' saputo il tutto solo nel 2012. Nel 2002, il giornalista britannico Peter Cunliff-Jones stava in Nigeria e penso' ad una struttura di questo tipo che smentisse le notizie che facevano molto scalpore ed aiutasse a rendere solide le informazioni rigorose nei mezzi di comunicazione del Continente. L'organizzazione che Cunliff-Jones immagino' per potere minimizzare l'impatto di queste false notizie sul vaccino della polio si e' materializzata nel 2012, grazie all'aiuto della AFP Foundation, grazie anche allo stimolo del suo direttore esecutivo e con l'appoggio di diverse organizzazioni internazionali.
In questi quattro anni, l'équipe di giornalisti africani di AfricaCheck si e' focalizzata nel prestare attenzione al mondo mediatico del Continente. Non si tratta solo del prestigio che ha conseguito, fino al punto che i propri media assumano la Ong come una fonte affidabile e si abbia un'eco delle sue rettifiche. Il germe dell'organizzazione si e' impiantato in Sudafrica, “perche' i mezzi di comunicazione sono piu' liberi e l'informazione e' maggiormente disponibile che non in Nigeria”, secondo Amin Van Wyk, l'editrice responsabile dell'iniziativa da ottobre del 2015. In seguito e' stato aperto un ufficio in Senegal, guidato dal giornalista Assane Diagne. Ugualmente e' previsto che si aprano altre sedi in Nigeria e Kenya.
“Da Il Cairo fino a Citta' del Capo, dal Senegal fino al Sudan del Sud, in tutto il territorio dell'Africa, le persone prendono decisioni tutti i giorni, grandi o piccole che siano. Per questo devono poter fare riferimento ad un'informazione che sia pubblicamente disponibile, contro l'informazione parziale, ingannevole o, semplicemente, sbagliata”, questo e' il pensiero di Africa Check, secondo la sua editrice. L'apartheid o il genocidio in Ruanda, sono solo due degli esempi di manipolazione interessata e fatale dell'informazione di cui parla Van Wyk, che ricorda come i governi, le aziende, i sindacati, le Ong e i gruppi di pressione, lo fanno costantemente.
In politica, “le dichiarazioni ingannevoli sui gruppi minoritari hanno causato il genocidio del 1994, grazie agli attacchi xenofobi contro i migranti in molti Paesi africani” ricorda l'editrice della piattaforma. Per la salute, da un altro lato, “le dichiarazioni false sulle cause e i trattamenti dell'Hiv o sopra le proprieta' mediche di alcuni alimenti o erbe, hanno provocato contagi e morti non necessari”, sottolinea per giustificare la necessita' delle prove di verifica delle informazioni.
Anim Van Wyk assicura che l'obiettivo dell'organizzazione non e' di mettere in evidenza i professionisti, ma “migliorare l'esattezza del dibattito politico, dove si prendono le decisioni e si influisce sulle leggi e le politiche dei governi”. Questa giornalista sudafricana ricorda che e' fondamentale che queste decisioni si basino su informazioni corrette per evitare danni economici e, quello che e' peggio, pregiudizi per i cittadini.
La lista delle indagini sviluppate dall'équipe di AfricaCheck e' grande e variegata, ha fatto rettifiche a presidenti di governo e ad ogni tipo di autorita', ad ambasciatori e, soprattutto, ai mezzi di comunicazione che hanno dato eco ad informazioni sbagliate e che essi stessi hanno prodotto contenuti erronei. In molti casi, le sue rettifiche sono state ben accolte, almeno formalmente, da parte dei media. Van Wyk ricorda come il quotidiano sudafricano Daily Sun rettifico' i riferimenti alle leggi vigenti in un articolo sulla gravidanza di una bambina di 12 anni. Allo stesso modo, Assane Diagne, responsabile dell'ufficio senegalese della Ong, ricorda la notizia diffusa da vari media senegalesi sul numero di richiedenti asilo omosessuali del Paesi verso il Belgio, che poi in seguito fu rettificata. Vari media hanno fatto eco alle modifiche introdotte da AfricaCheck, che dimostravano che il numero iniziale di 1.839 che era stato pubblicato era notevolmente superiore a quello di 319 riportato dalle statistiche.
Ma uno degli ambiti in cui le attivita' di AfricaCheck hanno avuto un'importanza particolare e', precisamente, uno dei settori in cui l'informazione e' piu' carente: il trattamento dei media internazionali sulle realta' africane. Gli esempi del genere che l'organizzazione ha fatto per smentire articoli apparsi nei principali media di tutto il Nord. “Spesso, le informazioni dei media europei sull'Africa hanno poco rigore e sono piene di stereotipi e, per questo, frequentemente dobbiamo fornire prove di verifica per queste informazioni”, dice Van Wyk. Un esempio: lo scorso 25 maggio, celebrazione del Giorno dell'Africa, AfricaCheck ha pubblicato un articolo con un elenco dei cinque maggiori argomenti di rilievo degli ultimi mesi, in relazione al Continente, con la firma di Kate Wilkinson, l'anziana ricercatrice dell'organizzazione. I cinque esempi mostravano un assoluto disprezzo per i numeri e per il rigore.
“Hai sentito parlare di una Paese chiamato Africa? E' la capitale mondiale della violazione. Un luogo in cui non si puo' bere acqua dal frigo, gli abitanti sono abborracciati e fanno crescere le gravidanze delle adolescenti (salvo il fatto che niente di questo e' certo)”, Cosi cominciava Wilkinson nel suo testo.
A meta' febbraio il rapper Kayne West pubblico un tweet in cui parlava dell'apertura di scuole in Africa per aiutare il Paese. West ha 24 milioni di fan nei social network, 10.500 di essi mandarono indietro il messaggio e 22.000 pigiarono il bottone “mi piace”. Anche se il confronto e' diseguale, Africa Check non rinuncio' a rifiutare questo banale stereotipo.
A fine gennaio, la Bbc si domando' perche' le gravidanze di adolescenti stavano aumentando? AfricaCheck dimosro' che l'uso delle statistiche da parte della rete pubblica britannica era stato un disastro. La notizia fu rettificata prima che l'evidente errore fu fatto rilevare dall'organizzazione. La Bbc cambio' il titolo, perche' i dati a cui aveva fatto riferimento non rispondevano a quanto accadeva in Africa, ma erano riferiti esclusivamente al Sudafrica.
Nel 2013, la rivista Time pubblico' un articolo in cui si diceva che l'Africa aveva un problema con l'alcolismo. L'organizzazione si rifece alle statistiche di Kenya e Sudafrica per appoggiare la generalizzazione e, fin qui, era giustificata. “La dichiarazione 'Africa ha un problema con l'alcolismo' faceva sapere poco sulle abitudini di consumo in Africa, rispetto alla percezione che il Time aveva del Continente”, disse Wilkinson.
Il portale britannico Mail Online ha pubblicato a settembre del 2015 un'attraente infografica in cui faceva l'elenco dei luoghi del mondo in cui i viaggiatori non dovrebbero bere acqua del frigo perche' non adatta al consumo umano. Tutto il Continente africano era in questa infografica. I dati per elaborarla provenivano, come aveva scoperto AfricaCheck, da una fonte che diffondeva raccomandazioni orientative senza basarsi su analisi della qualita' dell'acqua.
I luoghi comuni sono un nemico, non solo del giornalismo, ma anche per la conoscenza della realta'. AfricaCheck lo ha messo in evidenza nel caso della frase “capitale mondiale della violazione” che negli ultimi anni e' stata utilizzata senza fare alcuna analisi dei diversi luoghi del Continente, come Sudafrica o alcun regioni della Repubblica Democratica del Congo. L'ultimo esempio e' apparso sul quotidiano The Guardian che a maggio del 2015 utilizzo' la controversa frase -capitale mondiale della violazione- per riferirsi alla regione congolese del Sud Kivu. L'organizzazione conclude che in ogni luogo del mondo i criteri sono tanto diversi che e' impossibile stabilire una classificazione e fare comparazioni.
A questa lista, Assane Diagne, dal suo ufficio di Dakar dell'organizzazione, ricorda le recenti rettifiche delle informazioni di Radio France International, senza dubbio un vero punto di riferimento nell'ambito dell'Africa francofona. “Una conversazione sul Partito Democratico della Costa d'Avorio presentato come il partito politico piu' vecchio dell'Africa, era un falso. Un'altra riguardava il naufragio ad aprile 2015 in acque libiche”, segnala la giornalista senegalese. In questo ultimo caso, si diceva che era il naufragio maggiore del secolo XXI, L'informazione RFI faceva riferimento ai 1.863 morti nel 2002 nel naufragio di Le Joola, il battello che collega le citta' senegalesi di Dakar e Ziguinchor, tra gli altri disastri.
Sono solo alcuni degli esempi che costruiscono l'immagine dell'Africa nei media occidentali, o viceversa, sono alcuni degli stereotipi che deformano le informazioni che i media del nord pubblicano sull'Africa.
La trascuratezza nel trattamento dei dati pare una costante nella copertura delle realta' africane, secondo le note di AfricaCheck. Per questo, per le verifiche e' fondamentale andare alle fonti. In molte note dell'organizzazione e' stato sufficiente rifarsi all'origine delle informazioni per trovare l'errore di partenza. Dopo questo primo passo, si confrontano i dati riportati dall'articolo in questione con altre fonti di informazione, studi e indagini. L'opinione di esperti e' la fine dell'operazione per arrivare alla conclusione se e' corretta o meno. Questo e' il procedimento che utilizzano sia Van Wyk che Diagne.
“Uno strumento come AfricaCheck serve per ristabilire la verita' e dimostrare alcuni dei clichés sull'Africa e gli africani. I problemi che affrontiamo si riferiscono a dati statistici, ma talvolta a qualche dichiarazione imprecisa in grado di portare ad un errore”, conclude Diagne. Come aveva segnalato Van Wyk, a questa fedelta' dell'informazione c'e' da aggiungere che i cittadini e i governi abbiano gli strumenti necessari per trovare i mezzi adeguati perche' “l'informazione parziale, ingannevole o errata, puo' portare a decisioni infondate”.

(articolo di Carlos Bajo Erro, pubblicato sul quotidiano El Pais del 08/08/2016) 

ARTICOLI IN EVIDENZA
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori